Clelia Pellicano, la marchesa “calabrese” pioniera del femminismo.

Clelia Romano Pellicano ,donna operosa e versatile, intellettuale e femminista, è stata una scrittrice e giornalista italiana, anche conosciuta con lo pseudonimo di Jane Grey del femminismo italiano. Clelia Romano Pellicano nacque nel 1873, da una famiglia di nobili origini , trascorse la sua infanzia a Castelnuovo, dove ricevette un’educazione rigida ma improntata su ideali liberali in uno stimolante ambiente culturale. Giovanissima ,all’età di 16 anni,  sposò il marchese calabrese Francesco Maria Pellicano, ufficiale di cavalleria, dell’illustre casato dei duchi Riario-Sforza, marchesi di Gioiosa Ionica. La giovane coppia si trasferì dopo il matrimonio a Gioiosa Ionica, presso le residenze del marchese nella locride, dove la neo giovane marchesa prese spunto per il suo percorso culturale e artistico, nei confronti della condizione della donna in Calabria. Da qui inizia il suo instancabile percorso indirizzato alla difesa e ai diritti delle donne, soprattutto a quelle meno fortunate. “Ha sempre pensato con pietà alle falangi di umili lavoratrici oppresse sotto una millenaria tirannide, gravata da tutto l’egoismo e l’indifferenza del maschio”.Clelia Pellicano è stata una “pioniera del femminismo” in Italia ma anche in Europa. Sfruttò la sua posizione privilegiata e le sue conoscenze, partecipando a conferenze femministe e a battaglie per i diritti al voto delle donne, si batteva  per i diritti delle donne all’istruzione,era dedica all’affermazione di una dimensione extradomestica delle donne, e della rivendicazione del ruolo femminile nella stampa dell’epoca. Difatti svolse il mestiere di giornalista, cosa molto rara per una donne in quell’epoca. Bella la sua espressione augurale: « Ricordatevi voi donne d’ogni razza, d’ogni paese – da quelli dove splende il sole di mezzanotte a quelli in cui brilla la Croce del Sud – qui convenute nella comune aspirazione alla libertà, all’uguaglianza, strette da un nodo di cui il voto è il simbolo, ricordatevi che il nostro compito non avrà termine se non quando tutte le donne del mondo civilizzato saranno sempre monde dalla taccia di incapacità, d’inferiorità di cui leggi e costumi l’hanno bollate finora! »
Clelia, portò alla ribalta la battaglia femminile per la parità di diritti e doveri, l’ideologia socialista appresa anche da ambito familiare, per una religiosità laica, da cui dipenderà una futura vita migliore nella società. Merita d’essere ricordata come esempio d’una femminilità coraggiosa e dinamica che trasmette valori etici e di parità dei diritti. Risulta che lei avesse firmato con il suo nome d’arte, Jane Grey, (nome di una sfortunata regina inglese all’epoca di Enrico VIII) la prefazione del libro La legge e la Donna, scritto da Carlo Gallini , per sollecitare il parlamento italiano ad ammettere le donne al voto. Scrisse romanzi e novelle dal forte timbro realistico: La vita in due o Coppie, nei quali analizzava e descriveva le difficoltà del matrimonio, le implicazioni sentimentali, le incomprensioni,Clelia ha aderito al Movimento d’autonomia delle donne sorto con numerosi comitati in Italia. La causa dell’emancipazione femminile le stette molto a cuore e in diverse occasioni si fece promotrice di appelli al governo  perché fosse meglio retribuito il lavoro femminile, perché fosse permesso alle donne d’istruirsi adeguatamente ed infine perché fosse dato loro il diritto al voto amministrativo e politico. Non vide però che  pochi  frutti del suo impegno perché morì cinquantenne nel 1923, quando era iniziata la lotta all’analfabetismo ed erano state concessi alcuni benefici.

 

                                                                                                                                             Ilenia Costa

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