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Lo scorso 8 ottobre l’ITT G. Malafarina è stata ospitata dal Liceo Scientifico A. Guarasci di Soverato, per partecipare alla presentazione del libro #iodamorenonmuoio di Arcangelo Badolati. Giornalista professionista, è autore di numerose pubblicazioni sulle devianze criminali e i misteri calabresi e ha seguito, negli ultimi venti anni, i più importanti processi celebrati in Calabria.

Il suo ultimo libro narra delle donne nella storia.

E’ risaputo che la condizione femminile nel corso dei secoli ha subito la subcultura maschilista nelle sue più oscure espressioni. Non è infatti un problema di pari opportunità, ma è un problema di pari condizioni che non vengono garantite e che inevitabilmente sono destinate a produrre gli squilibri che affliggono i rapporti.

Non ci sarebbe prevaricazione, non ci sarebbe bisogno di quote rosa, non ci sarebbero più dubbi sulle reali possibilità di una donna se ella fosse messa nelle oggettive condizioni di coniugare correttamente il suo ruolo nella famiglia con quello nella società. Le donne sono diverse dagli uomini e chiedono che questa diversità sia esaltata, correttamente valutata e finalmente riconosciuta.

Tutti sanno che purtroppo c’è ancora violenza e intolleranza. Figlie dell’ignoranza, del disagio e dell’arretratezza culturale. Ci si è ormai abituati, piuttosto, alla spaventosa tolleranza della violenza.

Nel 1975 l’attice Franca Rame scrisse “Lo Stupro”, monologo che portò coraggiosamente in teatro. All’epoca si parlava pochissimo di violenza sessuale. Rame portava in scena uno stupro subito in prima persona. Fu uno stupro “punitivo” : i violentatoti erano neofascisti, volevano fargliela pagare per le sue idee politiche, ma scelsero di punirla in quanto donna. Non furono mai arrestati, ma l’attrice ha sconfitto la violenza con la parola. Ha dimostrato di essere più forte dei suoi violentatori.

Il libro ricorda che donne giovani e anziane sono state ammazzate da compagni, mariti o fidanzati mossi da ragioni di gelosia o d’interesse. Ad armare le loro mani è stata spesso l’incapacità di accettare la fine del rapporto amoroso. Amore e morte: due parole che camminano sottobraccio alla gelosia e all’ossessione, loro pericolose compagne di viaggio. Spesso ci si ritrova in agghiaccianti scene, come quella del delitto di Maria Rosaria Sessa, in cui la morte ha vinto uccidendo l’amore.

Sono stati incalcolabili gli atti di violenza compiuti e spesso minimizzati o addirittura rimossi dalla storiografia ufficiale. Storie d’orrore che vanno avanti secondo le squallide e feroci regole che sovrintendono alle guerre in ogni angolo del Pianeta. Ad esempio, in Bosnia ed Erzegovina  (1992-1995) vennero allestiti veri e propri campi di stupro per ingravidare le musulmane e far nascere una generazione serba.

Un altro agghiacciante esempio è l’antico codice della tradizione albanese, il Kanun, che rivela come la condizione nel contesto sociale schipetaro sia stato spesso, storicamente,  improntata ad una totale soggezione al maschio.

Ma le donne non sono solo vittime. E gli uomini non sono solo carnefici.

Alcune donne ce la fanno, si ribellano, altre fanno dei propri giorni un capolavoro di pazienza, vivono sull’orlo di un precipizio e, anziché tirarsi indietro, vi passeggiano sopra, sfidando le leggi dell’equilibrio. Donne coraggiose, come l’eroina rivoluzionaria francese Olympe de Gouges, autrice della ‘Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina’, la quale, fino alla ghigliottina, ha ricordato ai francesi come la loro “libertà” fosse privilegio esclusivamente maschile.

Le donne sono forti. Non hanno paura delle sfide per trovare quello che hanno nel cuore, non hanno nemmeno paura di soffrire per inseguire i loro ideali. Sono in grado di vestirsi di niente, ma di sembrare tutto. E’ la loro anima a vestire il coraggio. Le donne sono forti, lottano sempre; a volte hanno perso, ma non si sono mai arrese. Non bisogna piegarsi mai. Mai dimenticare che la prima forma d’amore è l’amore verso se stessi.

Lunga vita alle donna.

Marika Migliarese.

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