Il coraggio ha un nome: Suad

Suad è una ragazza nata e cresciuta in Cisgiordania, dove ogni nascita di una bambina equivale a un lutto, dove la stessa madre è costretta a soffocarla appena nata; è sempre colpa della madre se partorisce una femmina. È così che la pensano tutti gli uomini cisgiordani.

Viene trattata come una schiava, deve fare tutto in maniera perfetta per non dover subire le torture del padre o del fratello stesso, un padre che pensa siano meglio le pecore delle figlie perché portano soldi. Vive con il desiderio di volersi sposare, perché solo allora potrà vestirsi in maniera diversa, potrà avere dei figli e sentirsi un pochino più donna e meno schiava. Ma il suo desiderio non può che essere una cosa irraggiungibile perché è la terza delle sorelle e ognuno deve aspettare il suo turno; la sorella maggiore è sposata, ma ancora nessuno ha chiesto la mano dell’altra e Suad, teme di rimanere zitella. Non essere sposata, significa essere derisa da tutti, non poter guardare in faccia un uomo perché viene subito chiamata “charmuta”, puttana, e la pena che dovrà scontrare è la morte, una morte provocata dai suoi stessi familiari.

Sogna anche di portare le scarpe, quasi nessuna donna ha le scarpe in Cisgiordania; vive perennemente con il terrore di essere uccisa durante la notte e prega e ringrazia Dio quando la mattina si ritrova ancora nel suo letto.

Una volta ha raccolto un pomodoro acerbo e, tornata a casa, il padre l’ha picchiata, le ha schiacciato il pomodoro in testa, gliel’ha ficcato in bocca a forza, strofinandole sulla faccia il pezzo rimasto in mano. La sera a cena, non contento e soddisfatto, mentre lei mangiava, ha spinto la sua testa nel piatto e l’ha costretta a finire il suo pasto come un cane. Questa è una delle tante torture che ha dovuto subire nella sua vita. Ma quella che si porterà dietro fino alla morte è solo una.

All’età di vent’anni circa, Suad si innamora di un ragazzo un po’ più grande di lei, che abita vicino casa sua. Un giorno, questo ragazzo di nome Faiez, la nota e le fa cenno di incontrarsi di nascosto per conoscersi. Lei era già innamorata di Faiez e lui sembrava molto interessato, a tal punto di metterla incinta dopo nemmeno un mese dal primo appuntamento. Appena saputo del bambino però, è sparito, lasciandola sola, con la speranza di non far sapere a nessuno della dolce attesa. Ma i mesi passano e la pancia cresce, ormai non ha via d’uscita, i genitori se ne sono accorti e il padre, in una riunione di famiglia la condanna a morte. Ha sentito il suo corpo bruciare, ha creduto di morire, ma è sopravvissuta.

Si è risvegliata in un ospedale, con le mani e il volto distrutti dal fuoco e il mento incollato al petto, qui, in stato di incoscienza, partorisce un bellissimo maschietto, ma nessuno la cura, fino all’arrivo di Jacqueline, una ragazza che lavora per un’associazione umanitaria, che li porta in Europa lontano dalla sua famiglia.

Oggi Suad racconta la sua vita a tutte le donne del mondo, racconta di essersi sposata e di avere tre bellissimi figli, di aver ancora paura del fuoco a tal punto da non poter guardare un film perché ogni volta rivive quel maledetto momento. Dice di non chiamarsi Suad, ma che questo nome è uno pseudonimo usato per evitare che la sua famiglia natale, scoprisse dove vive adesso per poi raggiungerla e assassinarla. La storia di Suad la storia di una donna sopravvissuta al fuoco, ma che deve girare con le maniche lunghe, il collo alto, i pantaloni e una maschera sul volto perché il fuoco le ha lacerato la pelle, è la storia di chi ha vissuto in una società in cui le donne sono vittime della legge deli uomini, dove non c’è rispetto ma solo solitudine, terrore e vergogna.

 

 

Chiara Procopio

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