Ti ho vista che ridevi

Lunedì 3 aprile il caffè letterario dell’Istituto “G. Malafarina” di Soverato ha partecipato all’incontro con uno degli autori del libro “Ti ho vista che ridevi” nella libreria Non ci resta che leggere, insieme al Liceo scientifico “A. Guarasci”.

Lo scrittore Nicola Fiorita

Ti ho vista che ridevi è un romanzo scritto da cinque persone.

Uno di questi scrittori afferma che l’idea di creare un collettivo è nata per caso. E’ meno usuale scrivere un libro in più persone e la difficoltà aumenta, soprattutto se (come in questo caso) gli scrittori vivono in città diverse, quindi il confronto avviene solo ed esclusivamente via e-mail.

Per scrivere questo libro è stata “imposta” la regola dello sfinimento: tutti sono disponibili. Nessuno si innamora di quello che scrive. Magari la parte scritta da uno, inizia in un modo e finisce in un altro.

Il romanzo è stato scritto in circa sei mesi, ma la riscrittura (cioè la revisione finale) è avvenuta nel corso di un intero anno.

Il libro è stato creato giocando tra il vero e il verosimile, <<perché – come afferma uno degli autori – noi siamo scrittori, non storici>>. Infatti la storia narrata parte da un fatto vero, ma i personaggi in questione sono inventati.

Negli anni ’60 c’è stata una forte emigrazione individuale da parte delle donne del sud, verso il territorio delle Langhe.

Ti ho vista che ridevi racconta una delle storie di queste emigrazioni.

La “calabrotta” Dora è costretta a lasciare il suo paese d’origine, Riace,  per sposare un contadino delle Langhe e lascia il figlio, che non doveva nascere, alla sorella.

Quando questo figlio Luigi scopre la verità, parte subito alla ricerca delle proprie origini e della propria madre.

Il bacialè (un ruffiano che combinava questi tipi di matrimoni) è il mediatore narrativo tra le pagine calabresi e i capitoli ambientati in Piemonte, dove Luigi cerca la madre e incrocia una serie di figure femminili che da Dora conducono alla figlia, alla nipote militante No TAV e infine ad una profuga siriana.

In questo romanzo ciascun personaggio attraversa la solitudine scoprendo il senso della propria esistenza.

 

Ti ho vista che ridevi nasce dalla volontà degli scrittori di far conoscere e prendere consapevolezza a tutti della storia di cui si è figli. E questa è una storia che il mondo aveva dimenticato.

L’obiettivo degli scrittori è stato proprio quello di stuzzicare la curiosità.

Gli anni ’60-’70 sono stati gli anni dell’alfabetizzazione, della lotta politica. La donna è diventata più consapevole dei propri diritti. C’è stata molta più coscienza, più consapevolezza, più partecipazione. Ma anche tanta sofferenza.

La Dora narrata nel libro era una donna giovane di un paesino povero e arretrato che voleva cambiare tutto. Voleva un’altra vita, un’altra terra, un altro futuro e un altro posto dove crescere, voleva le possibilità dei ricchi, la sicurezza dei maschi, la terra e la libertà che non aveva avuto. E per questo era considerata ribelle, che in quel momento significava comunista.

Questa donna non ha mai smesso di pensare che i privilegi siano delle ferite e che lo sfruttamento degli uomini da parte di altri uomini sia un crimine.

Ci sono le avanzate e le ritirate, le conquiste e le sconfitte, gli assalti e le fughe, purtroppo però, la guerra dei poveri non avrà mai fine.

 

La storia continua sempre ed è ancora la storia dei vincitori e dei vinti, dei signori e dei miserabili, degli sfruttatori e degli sfruttati e di tutti quelli che si arrampicano ostinatamente lungo le avversità del destino per conquistarsi un’altra vita. Quella possibile, quella che viene.

Marika Migliarese

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